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E’ morto Mohammad Alì, lo ricorda il parlamentare Digiacomo: nel ’99 gli conferì la cittadinanza onoraria a Comiso


MOHAMMAD ALì comiso - siracusatimes “Dio si è ripreso il suo Campione. Addio Mohamed Ali cittadino onorario di Comiso dal 1999“. Lo scrive Pippo Digiacomo, attuale parlamentare regionale del Pd, ma  nel 1999, quando era  sindaco di Comiso ospitò Muhammad Ali a Comiso e gli conferì la cittadinanza onoraria. Era sempre a contatto con le gente, era il campione della gente prima ancora di esserlo sul ring. Muhammad Ali è stato un grande pugile, il migLiore di tutti i tempi. Il mondo della sport lo ricorderà per sempre, un uomo che verrà ricordato nella storia dei diritti civili in America, quando l’uomo che veniva da Louisville, dopo il primo titolo mondiale conquistato a 22 anni si è avvicinato all’Islam. Da qui la decisione di abbandonare il suo nome da schiavo, Cassius Clay, per chiamarsi Muhammad Ali. Da sempre sensibile alla tematica della segregazione razziale fu privato nel 1967 del suo titolo mondiale e gli fu soprattutto impedito di salire sul ring per il rifiuto di combattere in Vietnam. “Dov’è il Vietnam? In tv. Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”.  Quelle parole che colpirono più forte di qualsiasi pugno Alì avesse mai lanciato, lo condussero alla sfida più grande che avesse mai combattuto, il governo Usa. Rifiutò la chiamata alle armi, una decisione coraggiosa e pagata a caro prezzo. E poi la riconquista del titolo mondiale, contro George Foreman nella epica The Rumble in The Jungle lo storico incontro disputato il 30 ottobre 1974, allo Stade Tata Raphaël di Kinshasa, Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Nel 1980 l’ultimo combattimento contro Trevor Berbick: parlava lentamente e balbettava. Sono quelli i primi sintomi del Parkinson, la malattia con cui ha lottato per il resto della sua vita e che mostrò al mondo nel 1996 quando tremante accese il braciere dei Giochi di Atlanta come tedoforo. Negli ultimi anni è apparso in pubblico per sostenere la raccolta fondi per il Muhammad Ali Centre e per la ricerca contro il Parkinson. Sorretto per tutto il tempo e con il viso nascosto dietro un paio di occhiali scuri, non ha mai smesso di lottare fuori dal ring.

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