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Diesel-gate: lo scandalo del gruppo Volkswagen che fa tremare l’Europa


150921160047-volkswagen-cheating-software-haigh-intv-wrn-00004215-exlarge-teaseNews: Diesel-gate, così è soprannominato lo scandalo sui motori truccati delle auto Volkswagen. Il gruppo automobilistico tedesco è stato accusato dagli Usa, di aver immesso nel mercato americano automobili non in regola. L’anomalia riscontrata in più modelli di auto tedesche, e qui scatta la truffa, riguarda i valori falsati delle emissioni si alcune sostanze inquinanti. Un problema sia ambientale sia economico, che alimenta non poco l’opinione pubblica nei confronti del gruppo automobilistico, oltre al Paese europeo che rappresenta, la Germania.

Una questione che non riguarda solamente il mezzo milione circa di veicoli diesel venduti negli Stati Uniti negli ultimi anni, ma quasi 11 milioni di automobili vendute in giro per il mondo, compresa l’Italia.

L’arma del delitto usata da Volkswagen è un’applicazione software illegale installata nella centralina del motore tedesco, battezzata “defeat device” o dispositivo di elusione. Questo programma risulta off line durante il normale funzionamento del motore e si attiva solo durante i test di verifica e di omologazione. Come? Grazie a una serie di “sensazioni” percepite dalla centralina dell’auto che avvisava il motore di un imminente controllo. Quindi l’auto si prepara a mentire a un test della verità! Il trucco sembra stato essere in grado di ridurre le emissioni degli inquinanti allo scarico da 10 a 40 volte a seconda delle condizioni di utilizzo.

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Martin Winterkorn, AD Volkswagen, interviene sullo scandalo: «Chiariremo tutto e faremo di tutto per recuperare la fiducia, ma sarebbe sbagliato se il terribile errore di pochi compromettesse il lavoro onesto di 600.000 persone»

Come nasce la “truffa tedesca” – La Volkswagen è riuscita così per anni a ingannare le regole della potente Epa, l’agenzia federale statunitense per la protezione dell’ambiente. Un gioco sporco, nato a partire dal 2009, e scoperto da quando un gruppo indipendente americano ha svelato l’incoerenza tra i risultati dei test di laboratorio su alcuni veicoli diesel Volkswagen e i dati dalle prove effettuate dai veicoli su strada. Nel maggio del 2014 l’EPA chiede a Volkswagen di indagare e risolvere il problema. La casa automobilistica ammette l’anomalia e promette di trovare una soluzione. Ma i responsabili EPA non hanno mollato il gruppo tedesco, rilevando ancora le sospette anomalie. Volkswagen attribuisce le differenze nei risultati ad alcuni problemi tecnici, ma in un secondo momento arriva a dichiarare che alcuni sistemi di bordo falsavano i test sulle emissioni nocive. Poco meno di una settimana fa, l’EPA ha formalizzato le sue accuse nei confronti di Volkswagen, accusandola di avere montato su molti noti modelli di auto, il sistema che altera le emissioni sul veicolo durante i test. Lunedì scorso Volkswagen crolla, come il suo titolo in borsa, e diffonde un comunicato con il quale si è scusata pubblicamente per avere tradito la fiducia dei suoi clienti, ma senza dare molti altri dettagli sulla vicenda. Un comunicato dell’EPA però diceva che Volkswagen aveva ammesso di aver truccato le centraline dei motori allo scopo di superare i controlli sulle emissioni.

Nulla da obiettare sulla truffa escogitata da Volkswagen ma come si dice, fatta la legge trovato l’inganno, si perché i test antinquinamento si basano sulle simulazioni. Le auto consumano più carburante ed emettono più inquinanti o gas serra di quanto dichiarato semplicemente nelle simulazioni, perché l’ambiente di test non è rappresentativo della effettiva realtà sulle strade. Servirebbero, quindi, nuovi test più realistici. Non solo questo.

Il caso diesel-gate apre uno scenario molto più ampio, ovvero l’intero sistema di controlli e certificazioni che in Europa risulta non efficiente. E ci si chiede se anche le nostre auto Volkswagen in Italia, una volta testate su strada, consumino e inquinino come le auto americane.

Questo perché in Europa, le case automobilistiche pagano società di test certificate, per eseguire prove nei laboratori delle stesse case automobilistiche. Un sistema in cui è facile generare un conflitto di interesse, dal momento che da un eventuale test su una nuova auto si genera da un esito positivo, un futuro contratto per un nuovo test. Negli Usa, invece, le autorità competenti rispettano i dati forniti dai produttori, ma rieseguono test accurati presso i propri laboratori.

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Una soluzione dalla Comunità Europea sarebbe la creazione di un’autorità di omologazione indipendente, finanziata da una tassa corrispondente per ogni auto venduta. Una decisione importante che corrisponderebbe a maggiori benefici alla salute del Pianeta e a quella della Finanza Pubblica.

Intanto il diesel-gate si estende a macchia d’olio nel mondo avviando una crisi mai vista nella gestione del gruppo Volkswagen, in attesa anche della pesante multa in arrivo dalle autorità americane e dagli attacchi di tutti i Paesi dove circolano le “auto del popolo”.

 

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