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Danza e musica nel “Grande Cretto”: la siracusana Francesca protagonista in “The Dance of the Living Stones”


foto ballo 4- siracusatimesNews Sicilia: il “Grande Cretto”, uno dei pochi esempi di progettazione celebrativa dopo un disastro naturale. Un’opera d’arte contemporanea nata tra le macerie di Gibellina colpita dal terremoto nel 1968. Mausoleo della memoria storica di un paese che non c’è più, cancellato dal sisma, spostato e ricostruito. Un dramma umano nel silenzio immobile delle macerie, un cumulo di ruderi su cui ricostruire l’opera di Land Art di Alberto Burri. Una grande distesa di blocchi di cemento, alti un metro e mezzo, separati tra loro da fessure percorribili, ciascuna, ricoperta da calcestruzzo. Un calco dell’originaria disposizione delle vie del centro storico, portando il visitatore in un labirinto di pensieri e riflessioni. È un’opera da sentire, da visitare in silenzio. Una sorta di cattedrale a cielo aperto. Un luogo dove meditare, un’opera che comunica, trasmette emozioni e che oggi è diventata il palcoscenico naturale per il progetto “The Dance of the Living Stones”. Giovani artisti italiani e un gruppo di indie-rock siciliano (i Mashrooms) una curiosa miscela dai risultati inaspettati. E’ accaduto il 7 agosto nella vecchia Gibellina. Ma l’idea è nata un anno fa ed è stata finanziata attraverso crowfounding. Un gruppo creativo di cui fanno parte anche Angelo De Grande, regista; Carlo Prevosti (Documentarista e co-fondatore di Insolito Cinema); Stefano Zoja (Giornalista, documentarista e co-fondatore di Insolito Cinema); Davide Bianca (riprese drone); Andrea Marchese (Direttore della fotografia); Francesca Fago, Pietro Alfano e Lara di Leo (Fotografi).

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Tra i protagonisti di questa pagina di storia e arte che viene scritta a Gibellina, ci sono i ballerini del corso di Teatro-Danza della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Su questo imponente palcoscenico di roccia i movimenti di questi corpi ricoperti di creta, organismi di pura danza. Tra i performer anche Francesca Siracusa, un cognome che meglio di così non può rappresentare la sua città. Francesca, studia teatro e danza, l’unico corso in Italia all’interno di una accademia, dalle 9 del mattino alle 7 di sera si esercita in tecnica classica, contemporanea ma anche varie estetiche, della danza della musica e dell arte, canto, anatomia, educazione ritmica.

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Un progetto che vede mescolarsi land art, musica e danza. Organizzarsi e coordinarsi a vedersi appare tutto pulito, perfetto, ma quanto lavoro esiste dietro una performance del genere? << La coreografia è opera di Loredana Tarnovschi e Gabriele albanese Gerets, lei è una danzatrice mia compagna di corso, mentre lui è regista e drammaturgo. La loro compagnia si chiama MÓSS . Dalle indicazioni del regista del video e ideatore dell evento, Angelo De Grande, abbiamo lavorato ad una coreografia che in maniera astratta riguardasse il “Cretto” e la storia del terremoto che colpì questa cittadina. Al giorno d ‘oggi non esistono più coreografi che ti dicano esattamente quali passi fare, ma esiste la collaborazione tra danzatori e coreografi. Noi tutti, conoscendoci da tre anni, siamo stati in grado di realizzare la coreografia che riguarda il video dei Mushrooms e la perfomance site specifiche per l’evento>>.

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Gibellina, dove esisteva una città ora una landa desolata di polvere e cemento. Che sensazioni hai provato a danzare in un palcoscenico cosi vasto, così silenzioso? <<Il posto è molto suggestivo, denso e pacifico. Ti lascia senza fiato e ti vien voglia di sussurrare e di perderti nelle sue vie labirintiche, inoltre quel luogo è al tempo stesso protagonista e spettatore nell’immensa e devastante valle del Belice, colori, nuvole, vigneti, pecore, vento e purtroppo anche incendi. La nostra danza esisteva e aveva senso per il luogo, da sola non sarebbe esistita>>.

Una passione che supera il semplice hobby ma che diventa una ragione di vita: cosa ti ha mosso a spostarti dalla Sicilia per andare a Milano?  <<Ho sempre studiato danza et similar, ad un certo punto della mia vita, 3 anni fa, sentivo l’esigenza di approfondire, e come succede sempre in queste situazioni, una persona cara ci ha viso lungo per me e mi ha parlato di questa accademia, : qualche ora dopo aveva comprato un biglietto per Milano! Superata l’audizione mi sono trovata ad avere a che fare con la città più criticata dai siciliani. Devo dire che le sono molto affezionata!>>.foto ballo 1 - siracusatimes

Da quando hai cominciato a muovere i tuoi passi, qual è la tua idea di danza oggi? Qual è il tuo futuro nella danza domani? <<La danza , come tutte le arti non può prescindere dalla contemporaneità, il valore non è mai solo estetico, ma è soprattutto sociale, comunitario. Non può smettere di sperimentarsi, di ricercare, non può permettersi di fissarsi, ed è affascinante quando si occupa di altro, del fuori da se, di spazi e mondi possibili, e lo fa con l’unica cosa di cui siamo certi, che è il corpo, con un suo peso, una sua forma, una sua consistenza che dispiegandosi nello spazio traccia e da immagini momentanee. A partire dalla concretezza materica del corpo, la danza è forse la più effimera tra le arti>>.

Il progetto “The Dance of The Living Stones” è ridare vita, far risorgere anche solo per pochi attimi le anime dalle macerie del terremoto, per celebrare la conclusione di quest’opera di cristallizzazione dello spazio iniziata più di trent’anni fa.  La danza, la musica, il Grande Cretto vuole raccontare il dialogo tra il nuovo e il vecchio, i corpi emergono sia dalla parte nuova, bianca, sia da quella antica, grigia e ormai coperta di vegetazione, e si incontreranno in un turbinio di movimenti spezzati e contrastanti per giungere, infine, all’armonia.

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Per le foto: Andrea Marchese, direttore della fotografia – Angelo de grande, regista – Pietro Alfano, fotografo di scena – Lara De Leo, fotografa.

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