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Da Siracusa a Striscia la Notizia: intervista al presidente Speranza dello Juventus Club più eccentrico d’Italia


Salvatore Speranza Siracusa Times

Salvatore Speranza

News Siracusa: presente già da 4 anni sul territorio siracusano lo Juventus Club trae le sue origini non solo dalla forte passione che lega i tifosi alla squadra ma anche dalla strage avvenuta nel 1985. Quel giorno, indelebile nella memoria dei tifosi, macchiò di sangue una vittoria da molti considerata ingiusta. La strage dell’Heysel fu una tragedia avvenuta il 29 maggio, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles. Durante quell’incontro morirono 39 persone, di cui 32 italiane, il più giovane tra i deceduti aveva 11 anni. Oltre 600 le persone che rimasero ferite. La partita però fu conclusa ugualmente. È così che il presidente del club vuole ricordare quel tragico momento a cui ha assistito.

– Perché ha scelto di chiamare il club “Heysel 1985”?

“Ho assistito ad una strage agghiacciante e terrificante. Io credo fortemente che i veri campioni non siano quelli che scendono in campo ma che siedono nelle tribune. Persone che rischiano la vita per una partita di calcio. Senza di loro non ci sarebbero i campioni per cui noi tifiamo. Ho voluto onorare le persone che quel giorno hanno perso la vita ingiustamente e che però rimangono vive nei nostri cuori con la speranza che siano ricordati anche in quelli degli anti juventini”.

– Cos’è successo quel giorno? Come lo ha vissuto?

“Lo vivo ogni qual volta vedo immagini sulla guerra. Sentirne il racconto è un cosa, viverlo è stato ben diverso, sono momenti che non si possono dimenticare. Alcuni dei tifosi schiacciati dalla folla sono morti soffocati. Dalla curva potevamo intravedere i cadeveri di altri. In molti zoppicavano o erano feriti, c’era chi aveva perso le scarpe, chi il padre, chi il figlio. Da allora non sono più entrato in uno stadio per vedere una partita di serie A se non ultimamente a Palermo. Avevo paura. Non è in questo che dovrebbe degenerare un momento di festa”.

– Quando nasce l’esigenza di fondare il Club a Siracusa? E che riscontro ha avuto rispetto al territorio? 

“Il Club nasce prevalentemente dall’esigenza di ricordare quelle vittime. Il riscontro sul territorio è stato senza dubbio negativo. Si pensa che evidenziamo una coppa blindata con il sangue, ma non è vero. Non si deve parlare della coppa, ingiusta e macchiata di sangue, ma di coloro che per me rappresentano i veri fuoriclasse i veri campioni, eroi che sono entrati allo stadio con i loro piedi e non sono potuti più uscire. Le vittime della strage”.

– Avete organizzato un evento davvero originale in occasione dello scudetto, che ha fatto parlare l’intera Italia. Com’è nata questa idea tanto affascinante quanto dispendiosa?

“Si è rivelata una bomba atomica. Le idee non mancano e penso sempre a cosa fare domani. Sono cose che nascono con facilità. Tutto parte soprattutto dalla passione verso la squadra”.

– Perché dal suo punto di vista i siracusani sono stati forse gli unici a non gradire tanta intraprendenza?

“Semplicemente Siracusa è una città apatica, qualunque cosa si faccia viene infine criticata. Ciononostante io amo questa città, d’altronde è la mia città. Abbiamo ricevuto diversi insulti ma non abbiamo risposto alle provocazioni. La nostra festa si è svolta serenamente e siamo pronti a ricevere anche insulti peggiori, ma la cosa non ci turba, andiamo avanti per la nostra strada. A Siracusa purtroppo non manca solo il calcio, Siracusa è una città fantasma”.

– So che il vostro obiettivo è diventare Club Doc, determinati paramentri vanno infatti rispettati, come procede il vostro percorso?

“Dal momento in cui diventeremo Doc il mio intento sarà quello di poter realizzare insieme alla Juventus un «Memorial Heysel 1985» dove saranno presenti società professioniste, costi quel che costi. Sarebbe bello ed importante poter onorare ogni anno gli scomparsi. L’ideale sarebbe che le tifoserie, tutte nessuna esclusa, istituissero a livello nazionale una sorta di «giornata della memoria» per ricordare quelle vittime innocenti. La speranza inoltre è che siano presenti i rappresentanti della Juventus al nostro Memorial locale. Se non si arriva ad organizzare tutto ciò vorrà dire che sforzi e sacrifici sono stati vani”.

– Nel concludere le rivolgo l’ultima domanda: approdare sul profilo ufficiale Twitter della Juventus ed inoltre andare in onda durante Striscia la Notizia che orgoglio ha suscitato?

“L’emozione non si può nascondere. Ringraziamo per quanto accaduto perché in effetti non ci aspettavamo questo successo, tengo a ribadire che l’iniziativa si è rivelata una bomba atomica. Decine di macchine si sono fermate per scattare foto, una bella soddisfazione. A Siracusa se le emozioni non te le inventi non esci nemmeno di casa”.

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