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Cinema di Frontiera: “Appena apro gli occhi” di Lejla Bouzid trionfa nella XVI edizione del Festival


News Marzamemi: “Appena apro gli occhi”, lungometraggio di Lejla Bouzid, regista trentenne al suo primo lungometraggio di finzione, si aggiudica il “geco” della XVI edizione del Festival internazionale del Cinema di Frontiera. A trionfare sono i sogni della diciottenne Farah e la sua lotta per la libertà e i diritti civili in una Tunisia che verrà travolta dalla “Primavera araba”.

La storia è ambientata a Tunisi, nell’estate 2010, pochi mesi prima della Rivoluzione. L’ambientazione in un periodo recentissimo della storia della Tunisia è un’operazione che ha il pregio di sottrarre dall’oblio quei 23 anni di Ben Ali al potere, in cui paura, accusa, violenza erano espressione di un altro terrore, non certo meno soffocante di quello che si affaccia oggi sulla nazione nordafricana. All’interno di questo scenario politico-sociale assistiamo ai sogni di Farah, diciottenne appena diplomata che la famiglia vorrebbe medico. Ma Farah vuole fare la sua parte in difesa delle libertà civili, canta in un gruppo politico rock, s’innamora, vive la notte nella città. Il crescendo emozionale del film è sostenuto dai momenti musicali che riescono a sintetizzare efficacemente il contenuto di una semplice richiesta di libertà: non solo di suonare e cantare, ma anche e soprattutto di vivere. Tramite una regia che si serve delle riprese documentaristiche di luoghi reali, il racconto si accresce di una forte tensione drammatica in cui al dramma sociale vissuto dalla ragazza si affianca il conflitto con la madre.

La giuria, formata dal presidente Ivan Giroud, direttore Havana Film festival, da Elit Iscan, attrice, Antonio Urrata, direttore generale Fondazione ente dello spettacolo, Donatella Finocchiaro, attrice, e Silvana Grasso, scrittrice, ha così motivato la scelta: “Per aver saputo incarnare magistralmente l’ideale declinato al femminile di valicare “frontiere” sociali e culturali in apparenza insormontabili, in una realtà prossima alla nostra non solo geograficamente”.

La Menzione Speciale va alla pellicola italiana Fiore di Claudio Giovannesi che racconta del desiderio d’amore di una ragazza adolescente vissuto con una forza in grado di infrangere ogni legge. La giuria ha così motivato la scelta: “Il Festival assegna la sua Menzione Speciale a Fiore di Claudio Giovannesi, esponente di una nuova leva di giovani cineasti che non esitano a raccontare con realismo temi aspri e problematici del nostro “vivere civile”, senza indulgere nel sentimentalismo del mainstream”.

Dafne è una giovane problematica che finisce in carcere in seguito a una rapina, qui incontra Josh, anche lui dentro per rapina, di cui sinnamora perdutamente. Tra lettere clandestine, sguardi in lontananza e fugaci conversazioni da dietro le sbarre, i due giovani intessono una relazione che descrive l’esperienza del carcere non solo come privazione della libertà, ma anche come mancanza d’amore. Con delicatezza e pregnanza emotiva, Fiore narra della purezza di un sentimento che si eleva a speranza di poter cambiare il corso di un’esistenza che pare già segnata.

Per la sezione ConCorto, la giuria formata da Egidio Eronico, regista, David Riondino, attore e regista e Andrea Stucovitz, produttore ha decretato vincitore del concorso Juliet di Marc-Henri Boulier Francia 2015, 11’ con la motivazione: “Frutto di fervida immaginazione, con solidi precedenti nella narrativa di genere (si veda, su tutti, l’opera di PhilipK. Dick), Juliet ci pone interrogativi su un futuro sempre più prossimo, con un maturo ed efficace linguaggio cinematografico, unito ad una regia convincente”.

Premio speciale della giuria ex aequo a due corti d’animazione al femminile. Il primo corto, Kukushka di Dina Velikovskaya con la motivazione: “Film in animazione di ottimo livello e di avanzato grado realizzativo nella tecnica dello stop-motion, Kukushka si propone come metafora che riguarda tutti. Gli animali protagonisti del film sono visti come fratelli minori, ma hanno in realtà molto da suggerirci”. Il secondo, Haircut di Virginia Mori con la motivazione: “In Haircut, assistiamo ad un dialogo tra due donne di diversa generazione che si svolge attraverso il linguaggio minimale e incisivo del corpo. Con eleganza formale e asciutto stile di regia, il film indaga, con originalità, momenti ed elementi dell’universo femminile”.

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