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Checco Zalone sbanca al botteghino con “Quo Vado?”. Anche a Siracusa è sold out


quo-vado-locandina-660x330News Siracusa: “Quo Vado?” conquista l’Italia e gli italiani. Da Nord a Sud ogni cinema registra il sold out.

Anche a Siracusa, il mutisala Planet registra incassi record, dal primo gennaio, giorno di uscita del quarto film del comico Checco Zalone. Lunghe file umane al vecchio cine-teatro “Vasquez”, con l’obiettivo di conquistare il tanto ambito biglietto e guardare il comico sul grande schermo.

I numeri parlano chiaro.  E’ innarestabile il successo al botteghino: in soli due giorni di proiezione ha sbancato con già 22 milioni di incasso, ma con l’ultima giornata di festa, gli incassi del film supereranno di gran lunga i 30 milioni di euro. Il quarto trionfo per Checco che conferma l’anomalia di fenomeno cinematografico tutto italiano.

“Quo Vado?” non è cinema d’autore. Non è nemmeno un cinema che scava e va in profondità. Diventa inutile giudicarlo, si guardi allo specchio ogni critico che tenterà l’ardua impresa. Al Tg, la notizia è impostata come fosse un evento di massa dal risvolto sociologico.  L’italiano medio va a vedersi Zalone e si fa due risate. Ci sono anche quei radical chic, intellettualoidi a tutti i costi, che contrappongono il fenomeno Zalone al cinema di cultura e impegnato come fosse satana, che potrebbero godersi anche loro qualche battuta demenziale senza aver paura di stare tra i banali e i comuni mortali.

C’è chi lo annovera tra i grandi della commedia italiana come Sordi, Risi, Totò e chi invece ancora lo denigra come approfittatore di bassa volgarità o dalla risata facile. Ma forse è questo ciò di cui abbiamo bisogno adesso, abbiamo bisogno di qualcuno che con il sorriso ci faccia comprendere quello che oggi siamo.

Ma Checco Zalone ha, forse, capito tutto e noi siamo ancora lì, davanti allo schermo, che ridiamo o critichiamo le sue battute. In “Quo vado?” noi ridiamo in fondo di noi stessi, di quello che siamo diventati. Non c’è più il “posto fisso”, non esiste più la famiglia “normale”, etnie e religioni diverse che ci allontanano eppure ci possono essere altri valori che ci uniscono, che ci richiamano al dovere di educare la propria coscienza ad aprirci all’altro. Non una vera e propria morale, tuttavia ci “restituisce” la speranza che, nonostante tutto, si può sempre essere migliori.

Forse è questo che Checco vuole comunicare. Un senso di forte umanità, sebbene possa essere tremendamente volgare in certe sue battute. La sua forza sta, però, nel codice comunicativo che usa, che sa “risvegliare” gli animi più assopiti e a volte troppo “perbenisti” degli italiani. Oppure semplicemente facciamoci una risata e non se ne parli più.

Un buon proposito per lo spettatore-divoratore dei film di Zalone che, con la scusa di fare la fila al multisala, ogni tanto dovrebbe dare anche uno sguardo a quel cinema di qualità (non necessariamente italiano) in quelle sale troppo vuote, che andrebbe sostenuto sempre.

 

 

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