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Catania. Colpo duro al clan Ercolano, arrestato il boss: scoperti rapporti con logge massoniche


guardia di finanza Siracusa TimesNews Catania: il clan Ercolano e le logge catanesi al centro dell’operazione della Guardia di finanza, che ha portato a sei arresti. Dalle prime luci dell’alba la Guardia di Finanza di Catania sta eseguendo misure cautelari nei confronti di sei presunti appartenenti alla cosca Ercolano, tra cui il reggente Aldo Ercolano, per i reati di associazione mafiosa, estorsione e turbata libertà degli incanti. Nel corso delle indagini sono emersi anche contatti tra esponenti di una loggia massonica e Cosa Nostra catanese.

Al centro dell’inchiesta diverse aste giudiziarie “manovrate”, secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari dal clan Ercolano ed in particolare dal figlio del patriarca Sebastiano Ercolano, Aldo, omonimo dell’ergastolano Aldo Ercolano, suo cugino, quest’ultimo condannato all’ergastolo perché ritenuto il mandante dell’omicidio del giornalista Pippo Fava.

Più in dettaglio, ad Aldo Ercolano  (attuale reggente della famiglia “Ercolano”, riconducibile a “cosa nostra” catanese e allo stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di firma) e al suo stretto sodale Sebastiano Cavallaro è contestata l’appartenenza a un’associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata all’estorsione, al traffico di stupefacenti, al recupero crediti, alla turbativa d’asta e all’acquisizione diretta o indiretta del controllo e gestione di attività economiche.
Diversi sono gli episodi estorsivi ricostruiti nel corso delle indagini, posti in essere, con metodo mafioso, nei confronti di titolari di noti locali di ristorazione, alcuni dei quali effettuati personalmente dall’attuale “reggente” della famiglia con la collaborazione del suo uomo di fiducia Giuseppe Finocchiaro, anch’egli destinatario di misura cautelare in carcere.
In occasione di tutte le richieste estorsive è stata accertata la spendita del nome della famiglia mafiosa degli “Ercolano”.
È stata poi anche registrata l’attività di recupero crediti svolta dalla famiglia mafiosa, dietro compenso, per conto di soggetti terzi come pure l’attività di intimidazione mafiosa finalizzata all’aggiudicazione di aste giudiziarie o a favorire l’assegnazione di pubbliche gare in favore di imprenditori “amici”.
Le indagini hanno pure permesso di riscontrare l’altra attività tipica delle organizzazioni mafiose, ossia il pagamento del cosiddetto “stipendio” agli affiliati detenuti e ai loro familiari. È stata, in particolare, accertata la puntuale consegna da parte del CAVALLARO dello “stipendio” alla moglie di Nunzio Zuccaro, condannato con sentenza definitiva a 30 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, quale appartenente alla famiglia “Santapaola-Ercolano” e autore dell’omicidio di Francesco Romeo, avvenuto a Misterbianco il 16 febbraio 1992.
Elemento assolutamente peculiare che caratterizza l’indagine è rappresentato dall’accertamento di strettissimi rapporti fra la criminalità organizzata ed esponenti della massoneria catanese (da cui il nome dell’operazione: “Brotherhood” – fratellanza).
Il punto di contatto fra le due organizzazioni era rappresentato da Cavallaro Sebastiano, uomo di fiducia della famiglia Ercolano e “primo diacono” della “Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza”. Questi ha svolto un ruolo di collettore tra richieste illecite di imprenditori massoni e la famiglia mafiosa degli “Ercolano”.
Significative in questo senso sono le attività – condotte su richiesta proprio del “Sovrano” della loggia massonica, Francesco Rapisarda – tese a far desistere, con ogni mezzo, imprenditori dalla partecipazione a un’asta fallimentare per l’aggiudicazione di un complesso industriale, già di proprietà dei fratelli Rapisarda, garantendo così agli stessi di rientrarne in possesso a un prezzo significativamente ribassato (da 1 milione a 273.000 euro).
In relazione a tali attività il G.I.P. di Catania ha disposto, per il reato di turbativa d’asta, gli arresti domiciliari nei confronti dei fratelli Carmelo e Francesco Rapisarda, titolari della “Mediterranea Costruzioni Metalmeccaniche S.p.a.” e di Adamo Tiezzi (soggetto, quest’ultimo, assai vicino al Cavallaro e con precedenti per traffico di stupefacenti ed estorsione) nonché il sequestro di tutti i beni aziendali mobili e immobili della società.
In altre occasioni l’intervento del “fratello” Cavallaro è stato sollecitato al fine di ottenere, con l’intervento di Aldo Ercolano, l’aggiudicazione di appalti per lavori pubblici in favore
di imprenditori “fratelli massoni” come nel caso dei lavori per la Riqualificazione e recupero area ex mattatoio comunale con annesso lavatoio” indetti dal Comune di Santa Maria di Licodia.
Le risultanze investigative hanno, peraltro, trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia secondo i quali Aldo ERCOLANO, sin dal 2002, era responsabile per la famiglia nell’area di “Picanello” e per i paesi delle “Aci” e, dopo l’arresto del fratello Mario avvenuto nel 2010, era diventato il riferimento di tutti i gruppi mafiosi riconducibili agli “Ercolano”.
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono stati notificati provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ulteriori 5 indagati, tra cui alcuni professionisti catanesi, cui è contestato il reato di estorsione, usura e turbativa d’asta aggravata dalla modalità mafiosa.

 

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