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Avola. Don Di Noto sulla lotta alla pedofilia: “c’è molto da fare a livello globale”


Don Di Noto Siracusa Times

News Avola: “la lotta alla pedofilia e pedopornografia? Non dico che sia inefficace, anzi, ma c’è molto da fare a livello globale. Si pensi che  su 9.835 segnalazioni effettuate nel 2015, ad oggi ne risultano ancora attive 1.170. Ci sono ancora 1.170 siti attivi malgrado li abbiamo segnalati in tutto il mondo. Da gennaio 2016 sono già 447.138 (foto e video pedopornografici). Una vera e propria tragedia.”. E’ con queste parole che don Fortunato Di Noto, il presidente e fondatore dell’Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) anticipa  la  “Giornata europea per proteggere i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali” che si terrà domani. 

“Non c’è nazione che non abbia allocato nei server provider tali materiali. L’Europa, lo scorso anno era al primo posto e a seguire Russia e poi tutto il resto del mondo (Report Meter 2015). Età dei bambini : da zero (0) anni (poche ore dalla nascita) fino a un massimo di 13 anni: dall’infantofilia alla pedofilia (si esclude la pornografia minorile). L’infantofilia sempre in crescita esponenziale: neonati sempre più coinvolti.”. Dati da fare impallidire.  Un aumento del “corpo sessuale digitalizzato”, perché oggi si sono aggiunti nuovi strumenti di produzione, dal selfie a quello che don Fortunato definisce: “corpo digitalizzato.

 “La pedofilia culturale è in aumento: parliamo di siti che rivendicano la liceità della pedofilia e dell’essere pedofilo: pensate solo anche alla raccolta fondi che pubblicamente viene sottoscritta dai sostenitori europei fino agli Stati Uniti”, denuncia. E continuano la produzione e il coinvolgimento dei bambini.

“Abbiamo segnalato a varie polizie all’estero grazie ai form online che mettono a disposizione degli internauti. E non sono stati pochi i casi in cui ci è stato risposto di rivolgerci alla Polpost italiana”, ricorda. “C’è bisogno di un maggiore coordinamento tra le polizie e di normative più uniformi di celerità nell’acquisizione dei dati informatici. Non riteniamo che possa esserci per tali crimini una invocata tutela della privacy”, conclude.

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