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“Amunì!”, una mobilitazione mediatica della Rete degli Studenti per ottenere spazi più sicuri e accessibili


News Siracusa: gli studenti scendono in piazza, questa volta però in quella virtuale dei social con “Amunì!” la mobilitazione mediatica della rete degli studenti medi siciliani. Anche da Siracusa, la protesta diventa virale. Ma non solo foto e slogan. molto di più. Come raccontano dalla Rete degli Studenti Medi Siracusa: “Abbiamo trattato, in questi giorni, il problema dei trasporti che risultano molto spesso inefficienti o addirittura inesistenti, tanto che gli studenti hanno grandi difficoltà a raggiungere la propria scuola. Abbiamo parlato del caro libri in quanto molto spesso i libri di testo sono costosi, dunque le famiglie in difficoltà non possono permettersi di acquistarli. Altro problema sono gli spazi autogestiti che non vengono dati agli studenti, non abbiamo spazi sicuri e accessibili, il che è inaccettabile”.

“Ogni volta che portiamo avanti una tematica – spiegano i ragazzi della Rete –  cerchiamo sempre di riportarla alle istituzioni per quanto ci è possibile ed aprire diversi tavoli di discussione, in particolare al livello regionale si sta lavorando molto in questo senso e stiamo cercando di far riconoscere le nostre piattaforme su diversi temi, questa campagna mediatica è solamente un preludio per una discussione più ampia sul diritto allo studio con il governo regionale”.

“Viviamo condizioni di edilizia scolastica pessime, – ancora dalla Rete Studenti Medi Siracusa – con il 75% di edifici non a norma. Non possiamo continuare a rischiare le nostre vite per un’istruzione che dovrebbe garantire costituzionalmente ambienti salubri. Vogliamo che il DPR degli studenti e delle studentesse venga rispettato anche nell’articolo 567/96 che ci dà il diritto a uno spazio autogestito nei nostri istituti”.

“Vogliamo un’istruzione pubblica che incrementi i nostri talenti e la nostra creatività in ogni sua forma e che non ci appiattisca con lezioni frontali piene di concetti teorici poi mai concretizzati. Vogliamo – concludono – un nuovo modello di didattica circolare e partecipato. È ora di un concreto investimento sulla pubblica istruzione. È ora di muoversi”.

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