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Adolescente, morto perché gay. Condannato da una società che lo riteneva “sbagliato”


LUTTO SIRACUSA TIMESNews Siracusa: sembra un muro del pianto la bacheca del profilo Facebook di A.R. Un muro del pianto, su lacrime che oggi, dopo quello che è accaduto, non lavano la vergogna di una società quasi “medievale”.

Un malessere palese quello del 16enne floridiano. Un malessere espresso in mille righe scritte a memoria di chi oggi legge anche solo per curiosità. Un malessere che ha spinto un 16enne a togliersi la vita nel nome della non accettazione.

E’ di non accettazione che parliamo. Perché il giovane è morto per la sua omosessualità. Il giovane è morto perché gay. E’ morto perché in un momento delicato come quello dell’adolescenza non è riuscito a reggere il peso di retaggi culturali che perseguitano una società malata.

Le parole di tutti noi, che oggi stiamo scrivendo potrebbero risultare forti e fastidiose ma sono le uniche corrette per comprendere davanti a cosa ci troviamo.

Non ha retto la pressione ed ha trovato solo la forza ed il coraggio di stringere una corda attorno al collo per farla finita ed uscire di scena. Una scena, quella della vita, che vuole vedere tutti omologati. Tutti schiavi della pseudo perfezione.

Oggi è la giornata del pianto e dei ricordi. La giornata dove ognuno di noi “batte la mano sul petto” come a volere chiedere perdono per la poca tolleranza che possediamo. La giornata delle valutazioni forti. La giornata dove tutti vogliamo che la morte di un 16enne non cada nel dimenticatoio.

Le certezze, oggi, sono poche ma devastanti. Era solo un 16enne e come tutti i suoi coetanei avrebbe dovuto “spaccare” il mondo conquistando e realizzando i suoi sogni da adolescente. Il giovane avrebbe dovuto vivere con spensieratezza i suoi 16 anni senza vedere come un problema i suoi “diversi” gusti sessuali.

E’ morto perché essere gay, oggi, è una colpa. Una colpa dettata solo dall’ignoranza di una società tanto evoluta quanto retrograda. Una società che non si ferma a riflettere, ma solo a giudicare senza pensare al dolore che possono infliggere certe parole.

Oggi piuttosto che il giorno del pianto dovrebbe essere il giorno della riflessione. Una riflessione concreta. Una riflessione che possa accompagnare tutti ogni singolo giorno.

Il 18 maggio scriveva nella sua pagina social: “A volte, è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto”. 

Oggi, invece, mi viene da pensare una frase del film Jack Frusciante è uscito dal gruppo: “… si è alzato ed è andato via quando eravamo tutti ancora seduti”. 

Si, perché spensierato, giovanissimo, sorridente, e “gay” non ha retto il colpo ed è crollato mostrando, ad ogni modo, il suo coraggio nel salutare una vita che non è riuscita ad assegnargli un posto.

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